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tuerkeiSyrien3 1 slCampi profughi nella zona di frontiera turca
Sofferenze indescrivibili, disperazione e sconforto hanno caratterizzato nei mesi scorsi la città turca di Suruc, posta di fronte alla città siriana Kobane.

«Ci uccidono e distruggono la nostra città in nome della nostra religione!», esclama il giovane traduttore curdo di Kobane. Poco prima della laurea ha dovuto interrompere gli studi a causa della guerra. Per quanto tempo nessuno lo sa.

Decine di migliaia di profughi nei campi
La maggior parte dei profughi sono donne, bambini e anziani. Gran parte degli uomini sta combattendo dall’altro lato della frontiera per difendere la città, molti sono già caduti per mano dei terroristi dell’Isis.

Nel campo migliaia di persone hanno una loro storia da raccontare. Molti hanno perso i propri cari, tutti hanno lasciato la loro casa, il lavoro, l’ambiente familiare. Nella sola città di Suruc e dintorni i volontari curdi hanno contato 120.000 profughi. A questi si aggiungono alcune migliaia di rifugiati che si trovano nei campi turchi, oltre a un numero sconosciuto di casi non registrati. Il 40% dei rifugiati è composto da bambini.

Non si tratta di persone che fuggono per ragioni economiche e cercano una vita migliore: tra i rifugiati si contano uomini d’affari, accademici e persone della media borghesia. Come gli altri hanno perso tutto: la casa, il lavoro, l’azienda. Ora condividono insieme a migliaia di altre persone le poche docce e i bagni chimici disponbiili.

Primi soccorsi umanitari portati da ACP
- Aiuto nella costruzione di una nuova tendopoli con 1000 tende per 8000 rifugiati e infrastrutture varie, come impianti sanitari, cucina, scuola e parco giochi per bambini.
- Raccolta di beni umanitari a Biella per i rifugiati provenienti dalla Turchia
- Consegna di beni alimentari
- Cure mediche
- Programmi di animazione per i bambini

Ritorno tra le macerie
Nel corso della primavera 2015, migliaia di rifugiati sono ritornati nella loro città distrutta. Il lavoro di ACP comprende, oltre al sostegno dei profughi rimasti nei campi, anche l’assistenza a quanti sono tornati a Kobane.