aktuell news head it

Bulgaria/Serbia 40Bulgaria/Serbia | Uno di loro

È originario dell’Iran ed è stato un criminale della peggior specie. In una prigione bulgara, però, Gesù gli sconvolse la vita. Oggi Ali Dini diffonde la sua fede nei campi profughi in Bulgaria e Serbia.


Ali, che tipo di persone incontri nei campi profughi?

Provengono da Iran, Iraq, Pakistan, Afghanistan, Siria, India, ecc... Le ragioni della fuga sono molteplici, dalla paura della morte alla ricerca della prosperità in Occidente. Ma una triste e dura realtà li attende al loro arrivo qui: spesso sulla rotta dei Balcani finiscono nelle mani dei trafficanti o della mafia afgana. Le storie che mi raccontano di pestaggi, rapine e abusi sessuali sono strazianti.


Portate loro un aiuto pratico?

I campi profughi sono sovraffollati e le condizioni degli ospiti drammatiche. Ecco perché ci mettiamo sempre in contatto con i responsabili e offriamo loro il nostro aiuto. Dopo un po’ di visite regolari, spesso otteniamo un riscontro positivo sulla nostra presenza in quei luoghi: ci dicono che i profughi manifestano una nuova speranza e un’attenzione per i più deboli, e si registra una riduzione della conflittualità. Grazie ad ACP e ai cristiani locali, possiamo fornire ai rifugiati anche dei beni di prima necessità. Questo ci permette di conversare sulla nostra fede, compreso il fatto che un iraniano come me si sia convertito al cristianesimo lasciando l’Islam. In ogni caso sentono che sono uno di loro e che conosco le loro aree di tensione e le loro paure riguardo alla guerra, alle armi e alla violenza.


Quindi trovi le porte aperte ovunque?

In alcuni campi sono il benvenuto, in altri no. Nel caso in cui non lo sia, allora incontro le persone all’esterno. Rispetto sempre le regole. I militari sorvegliano i campi con armi e, a volte, pure con gli elicotteri. I negozi circostanti sono un tabù. Alle famiglie con bambini piccoli mancano pannolini e alimenti per neonati. Le condizioni sempre più drammatiche e la disperazione innescano in me riflessioni e interrogativi.


Qualcuno sceglie per Gesù?

L’Islam conosce solo la violenza e la coercizione. Quando sono diventato cristiano, ho sperimentato per la prima volta l’amore, l’accettazione e la pace, che oggi intendo trasmettere attorno a me. Lo scetticismo iniziale dei musulmani mano a mano sta diminuendo. Ora molti accettano l’offerta di pregare per loro. Sentono la presenza di Dio. Ad alcuni viene la pelle d'oca, altri piangono quando vengono toccati dallo Spirito Santo. C’è chi legge la Bibbia e chi si battezza. Altri trovano una strada nelle chiese occidentali, mentre quelli che devono tornare nel proprio Paese d’origine li mettiamo in contatto con i cristiani locali. Per loro il rischio è grande: non tutti sono in grado di resistere alla pressione.


Come affronti queste storie così tristi?

Con il passato che mi porto alle spalle pensavo di essere indurito. Invece quando incontro quelle persone, spesso dentro di me piango. Non ho altra scelta se non quella di far conoscere l'amore di Dio. La decisione poi spetta a loro, come anche i rischi a cui potrebbero andare incontro. Un afgano, ad esempio, in Bosnia si è rifiutato di rinunciare alla sua nuova fede e ha pagato con la vita.


Cosa pensi di noi cristiani nel mondo libero?

Dovreste essere più risoluti e non considerare troppo le conseguenze di una fede testimoniata agli altri. Ci possono togliere i beni materiali, ma non la speranza eterna e una fede profondamente radicata in Gesù.