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tansania web Tanzania | Nel territorio dei masai

La scuola sostenuta da ACP offre istruzione a quasi seicento studenti. Un impegno che suscita gratitudine e qualche episodio di ostilità.

Negli anni passati in Tanzania sono state fondate 600 chiese, in parte grazie al sostegno di ACP. Accanto alla fondazione di chiese sono stati sostenuti anche diversi progetti locali, tra cui una scuola, curata da un nostro referente che proviene dal nord Europa e attualmente vive in un villaggio masai, nel nord della Tanzania. Il nostro collaboratore è l'unico uomo bianco del villaggio, ma se un tempo per un uomo bianco mettere piede in una delle regioni dei masai era un grande rischio, oggi i nostri missionari sono i benvenuti.

Nella località è stata costruita una scuola, che oggi ospita quasi 600 tra studenti e studentesse; 50 di questi vivono nel complesso scolastico, dato che abitano in località troppo distanti per fare la spola: gli introiti dell’azienda agricola collegata alla scuola riesce a manterli garantendo vitto e alloggio, ed è riuscita anche a creare alcuni posti di lavoro.

I nostri progetti sul posto trovano però anche alcune resistenze. Il nostro collaboratore ci ha riferito che un ricco masai usa ogni mezzo per ostacolare l'opera cristiana: tenta di mettere le persone del villaggio contro i nostri collaboratori e di lanciare maledizioni sul nostro terreno con le sue pratiche magiche. Ad alcuni membri della chiesa ha tolto terreni e li ha distribuiti ai suoi amici: «siamo rimasti sorpresi, un giorno, quando una persona ha incominciato a costruire la sua casa sul nostro terreno, là dove avevamo progettato di realizzare un asilo missionario», ci racconta uno dei nostri collaboratori. Al nostro referente è diventato chiaro che il ricco masai aveva trasferito anche questo terreno a qualcun altro. Ha persino ottenuto dalle autorità un controllo fiscale nei confronti della missione, ma grazie a Dio non è stata constatata nessuna irregolarità a nostro carico. Il suo astio, intanto, gli si è ritorto contro: un paio di settimane dopo la sua richiesta, gli esattori hanno bussato alla porta di quell'uomo, gli hanno confiscato la sua jeep e lo hanno minacciato di chiudere la sua cava, se non si fosse messo in regola con le tasse.