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Haiti RegenHaiti: non lasciamoli soli

L’uragano Matthew che a ottobre ha colpito pesantemente le isole dei Caraibi ha lasciato la popolazione senza un tetto e senza nulla da mangiare. L’impegno di Acp tra interventi immediati e progetti di intervento strutturale.

Da giorni ormai i nostri collaboratori ad Haiti stanno lavorando insieme per coordinare i soccorsi in seguito all’uragano Matthew. Con la prima distribuzione di beni di prima necessità, 250 famiglie hanno ricevuto più di 12 chili di generi alimentari, tra cui riso, fagioli, spaghetti e olio. Una delle donne racconta che non ha ancora mangiato nulla. La sua riconoscenza è grande.
Siamo attivamente impegnati anche nella ricostruzione degli edifici lesionati dall’uragano, un lavoro che richiede una preparazione accurata e tempi medio-lunghi. A questo scopo la squadra Acp preparata per intervenire in caso di catastrofi sta svolgendo una serie di sopralluoghi nei villaggi più colpiti.

In piedi sotto la pioggia
Romene è una delle persone che ha vissuto la furia dell’uragano. La strada che porta a casa sua ormai è una pista di fango difficilmente percorribile. Romene sta in piedi davanti alla sua abitazione – forse sarebbe meglio definirla una catapecchia – in attesa dei nostri collaboratori. La sua “casa” è composta da lastre di lamiera ondulata e teli di plastica. Sopra il letto si vede un secchio dove si raccoglie l’acqua piovana che filtra dal tetto. Sei bambini vivono insieme a lei. La cucina – un focolare a terra all’aperto, circondato alla meglio da teli di nylon – rimane fredda e bagnata. Oggi la famiglia non ha ancora mangiato, non ci sono provviste. Romene non ha abbastanza soldi per acquistare cibo.

Senza cibo
Matthew ha colpito duramente Haiti, la cui economia era a terra già prima dell’uragano. L’inflazione pesa duramente sui suoi abitanti, e ora si è aggiunta la perdita del raccolto: questo impedisce il rifornimento dei mercati, che a sua volta provoca l’aumento dei prezzi, in un circolo vizioso difficilmente arrestabile. La conseguenza è la fame, che per gli haitiani sta diventando un problema serio. Abbiamo promesso a 150 famiglie che riceveranno regolarmente rifornimenti alimentari da parte nostra. E mentre l’aiuto concreto per ora si concentra sulla sopravvivenza, i nostri pensieri sono già rivolti al futuro. Come possiamo aiutare questa gente in modo duraturo e sostenibile? Stiamo pensando di fornire una capra per ogni famiglia - il latte è fondamentale, specie per i bambini - e sementi per garantire la ripresa delle coltivazioni. Queste idee verranno concretizzate nei prossimi mesi. Una cosa è certa: non lasceremo soli i nostri amici haitiani.