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MoldawienMoldavia: la speranza in fondo al tunnel

Graziella Rogers, testimonial di ACP Svizzera, è stata in Moldavia per conoscere meglio il lavoro di Viktor, un pastore locale che negli ultimi anni ha avviato una eccezionale rete di attività di assistenza sociale.

«Subito dopo l’arrivo nel Paese - racconta Graziella - mi è stato chiaro che qui succede qualcosa di particolare. Viktor, il responsabile del progetto, mi saluta con un forte accento russo e un abbraccio caloroso. "Non volevo diventare responsabile di un progetto simile", premette subito, con modestia, nel suo inglese stentato. "Ero un semplice pastore. In Moldavia però non ci sono centri per disabili: nel momento in cui questi diventano maggiorenni, vengono trasferiti dagli orfanotrofi ai reparti psichiatrici o alle case per anziani, e alcune volte vengono persino abbandonati a se stessi per le strade. Così abbiamo sentito la necessità di fare qualcosa per queste persone. Di norma interveniamo solo nei casi più urgenti, ma nonostante questo i nostri progetti si sono sviluppati su diversi fronti: nel giro di pochi anni abbiamo avviato orfanotrofi, case di riposo, centri per disabili, ma anche panifici, strutture per la distribuzione di beni di prima necessità, programmi per bambini, campi per ragazzi e un centro per creare posti di lavoro". Giorno dopo giorno arrivano chiamate dalle città vicine, che aggiungono le loro necessità a quelle del circondario».

Esemplare è la vicenda di Valera, un ragazzo disabile moldavo: venduto da bambino dai suoi genitori a un gruppo di nomadi, è stato portato fino a Mosca per impiegarlo come mendicante in modo da far leva sulla compassione che poteva provocare nei passanti. La sua vita era così miserabile e le botte ricevute così brutali che aveva deciso di togliersi la vita. È rimasto sdraiato per ore sui binari della metropolitana in attesa che un treno mettesse fine alla sua disperazione, ma la polizia ha sventato il suo tentativo e lo ha prelevato rimandandolo in Moldavia. Tornato nel suo Paese era costretto a stare in un centro per minori, fino a quando la sua tutrice ha pregato Viktor di prendersi cura di lui. Oggi Valera vive nel centro disabili di Viktor e sta guarendo dalle ferite fisiche e interiori subite nel corso degli anni. Il suo percorso di recupero passa anche attraverso la possibilità di sentirsi utile: oggi Valera ripara macchinari e in questo modo garantisce una piccola entrata per sé e per il centro disabili in cui è ospitato. «Sono rimasta davvero molto colpita da Viktor e dal suo team», sottolinea Graziella, «sono persone che rinunciano a molto per stare vicino alle persone più bisognose di questo Paese, riuscendo a dare loro un sostegno ma, soprattutto, a trasmettere loro la speranza di cui hanno bisogno».