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Siria: ritorno all'orrore

Isis2 1L’Isis ha distrutto fra l’80 e il 90 % delle infrastrutture di Kobane. Manca di tutto, soprattutto l’energia elettrica e l’acqua. Nonostante ciò i profughi ritornano e si sistemano in tende.
Il governo della città stava sviluppando piani orientati nel futuro. Lentamente ricresceva la speranza. ACP ha costruito un panificio, il nostro partner ha ricevuto un appezzamento di terreno per costruire un centro d’incontro cristiano con scuola, clinica e locali di culto.
È in questa atmosfera di ripresa che i terroristi dell’IS irrompono giovedì, 25 giugno 2015. L’Isis attacca su tre lati e si apre il passaggio a forza di esplosioni provocate dagli attentatori suicidi. In seguito i terroristi passano sistematicamente di casa in casa, irrompono e uccidono – in nome di Allah – chiunque trovano.
Il nostro partner ci invia immagini raccapriccianti di curdi legati e decapitati, di stanze insanguinate piene di cadaveri – di famiglie cancellate. Mi si spezza il cuore e impallidisco alla vista di una mamma in lacrime che tiene fra le braccia la figlia settenne decapitata e non è disposta a lasciare la presa neppure varie ore dopo l’assassinio.
Il ragazzo che ci aiutava in cucina è stato scoperto con la Bibbia in mano. All’inizio gli hanno tagliato le mani, poi lo hanno decapitato. Poco prima avevamo parlato per telefono con lui, nel suo nascondiglio, e ci aveva detto: »Se pure mi uccidessero dieci volte, Gesù vive e rimane il mio Re!«
L’Isis si è ritirato lasciandosi alle spalle centinaia di morti e un numero ancora maggiore di sopravvissuti traumatizzati. Pregate per le vittime di Kobane, pregate per i nostri fratelli e le nostre sorelle. Aiutateci ad aiutarli.