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Sudan 36Sudan | La croce, un peso leggero?

Aisha non riusciva a capire cosa avesse a che fare suo marito Konsuri con Cristo. Dopotutto, lui era un musulmano devoto. Lei pensava che fosse sulla strada sbagliata, perché da quando Konsuri aveva cominciato a leggere la Bibbia in segreto, lo trovava visibilmente turbato. Comincia così la storia di Aisha.


Intrappolato La mia priorità era la vita domestica. Volevo avere una famiglia numerosa, con molti bambini. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo a Konsuri. Una sera lo trovai inginocchiato a parlare da solo e, con un po’ di esitazione, gli chiesi come si sentiva. La sua risposta fu vaga, ma capii che stava lottando per la verità attraverso la preghiera. Mi disse che si rendeva conto di vivere nelle tenebre e che aveva un disperato bisogno di luce e di libertà, con l’aiuto di Allah. Quella situazione era un mistero per me.


La liberazione di Konsuri Lo shock fu grande quando mesi dopo alcune persone mi dissero che Konsuri era diventato cristiano. Ebbi paura di perderlo. Quando lui tornò a casa dopo una lunga assenza, percepii subito che era finalmente più libero e felice. Lasciai passare dei giorni prima di farmi avanti: «È vero quello che dice la gente?», gli chiesi. «Sì, sono diventato cristiano», lui confermò. «Perché lo fai?», lo incalzai. «Per anni ho servito fedelmente Allah ma mi sono reso conto che quelli sono stati degli anni persi, perché Allah non mi ha mai parlato e ho capito che non mi ama», mi spiegò. «Per mezzo di Gesù ho trovato quello che desideravo. Ora sono libero dall’odio e dal peccato e libero dalle catene religiose».

I nostri percorsi si incontrano Non passò molto tempo prima che nella nostra casa si cominciassero a tenere degli incontri cristiani. Intrattenevo gli ospiti, ma senza fare conversazione perché temevo le conseguenze. Tuttavia, ad un certo punto Konsuri iniziò a rendere Gesù interessante ai miei occhi. Però cercavo di resistere: «Tu vai per la tua strada, io per la mia», dissi un giorno a mio marito. Lui mi lasciava libera, ma ero gelosa del fatto che lo vedevo realmente cambiato, in meglio. Così un giorno gli chiesi di insegnarmi. Lo fece in modo convincente: parlò dell'amore del Padre celeste e di una verità che aveva senza dubbio sperimentato. Pregammo insieme e accettai Gesù.


Uniti nella separazione Konsuri condivise le sue scoperte in maniera appassionata con gli uomini della nostra tribù. E successe ciò che temevo: fu arrestato e incarcerato. Sono felice e al tempo stesso preoccupata, perché anche in prigione non smette di predicare Gesù. Nel frattempo, ci hanno costretto a divorziare contro la nostra volontà. Non mi è più permesso chiamare Konsuri mio marito e non posso fargli visita. I miei familiari si vergognano di me perché mi rifiuto di rinnegare Cristo. Durante il Ramadan io e i miei figli non abbiamo digiunato e questo ha fatto arrabbiare i miei parenti, che da quel momento ci hanno trattato ancora peggio. Non c’è più nessuno ad aiutarmi. I bambini spesso mi chiedono quando Baba tornerà a casa. «Domani», rispondo ogni volta. «Domani, quando è domani?», mi incalza il più grande.


E poi? In tutte queste difficoltà mi interrogo su quello che Gesù dice nella Scrittura riguardo al fatto che il suo giogo è dolce e il suo carico leggero. Per noi è davvero dura. Perché il peso della vita eterna è così pesante da sopportare? Potrò rivedere mio marito? Riuscirò a portare la mia croce, come Konsuri porta la sua? Ho riflettuto molto. La nostra situazione diventa ogni giorno più difficile. I nostri fratelli di ACP non smettono di pregare per noi e ringrazio Dio per loro e per avermi aiutato con cibo e denaro, affinché io possa prendermi cura dei miei figli. Vi ringrazio, e se Konsuri fosse qui, si unirebbe a me nei ringraziamenti. Non so quale sarà il mio destino futuro, ma una cosa è certa: parlerò ai miei figli di Cristo fino a quando non saranno adulti. Possa il mio Gesù stare con Konsuri ovunque egli sia. Non lo vediamo da molte settimane, ma Gesù non abbandonerà mai né lui né noi.