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Nadarkhani Iran: in attesa della sentenza

Nel 2010 il pastore iraniano Nadarkhani è stato arrestato per la prima volta a causa della sua fede cristiana; da allora è stato fermato e rilasciato più volte.

A ottobre 2016, insieme ad altri tre credenti, è stato condannato a 80 frustate perché durante la Cena del Signore aveva bevuto del vino (nei Paesi islamici è vietato assumere alcolici); al momento i quattro sono in attesa di un verdetto, l’accusa a loro carico è di attività contrarie alla sicurezza nazionale e rischiano fino a sei anni di prigione.

L’accusa di attività contrarie alla sicurezza nazionale è molto frequente in Iran: con essa viene perseguita ogni condotta sospetta in campo religioso o politico. Spesso l’imputazione colpisce i musulmani convertiti al cristianesimo: attraverso questo sistema le autorità tentano di aggirare i controlli internazionali e di mantenere, formalmente, il rispetto della libertà di culto.

Il caso a momento è al vaglio del tribunale di Teheran, ma dopo tre udienze (l’ultima lo scorso giugno) i giudici non sono stati in grado di emettere una sentenza definitiva per i quattro imputati.