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marokko der einzige christ facebook Marocco: la solitudine dei cristiani

In Marocco i cristiani sono spesso costretti a vivere clandestinamente e a non raccontare a nessuno della loro fede. Anche Mustafà si è nascosto per molto tempo, finché non è entrato in contatto con altri cristiani e ha fondato una chiesa domestica. Ora vive la sua fede pubblicamente.

Quando nasce Mustafà*, la sua vita è già pianificata: da generazioni gli uomini della sua famiglia sono imam, e Mustafà dovrà seguire le loro orme. La sua è una famiglia conosciuta e rispettata in tutta la città. Il padre lo porta con sé in moschea già all’età di cinque anni, in modo che possa imparare i precetti del Corano.

Dopo la scuola dell’obbligo, il padre gli fa lasciare gli studi e lo iscrive a un rinomato centro islamico, dove hanno studiato noti esponenti religiosi del Paese. «Dopo appena sei mesi mi hanno nominato responsabile di tutta la zona meridionale del Marocco», racconta.

Mustafà ha la possibilità di approfondire la dottrina islamica e, così facendo, scopre alcuni aspetti che non lo convincono. «Ero alla ricerca di Dio e facevo tutto ciò che veniva richiesto dal Corano: pregavo cinque volte al giorno, osservavo il digiuno del Ramadan e così via. Ma non avevo l’impressione che Dio riempisse il mio cuore. Avevo bisogno di qualcosa di diverso. Più studiavo a fondo l’islam, e più scoprivo contraddizioni e persino menzogne. Così ho deciso di cercare anche in altre religioni, fra cui il cristianesimo».

Dopo un periodo di domande e ricerche su Gesù, Mustafà entra in contatto con una scuola cristiana in Spagna, che gli invia alcuni testi sulla fede. Più legge e più si rende conto degli errori presenti nella dottrina islamica. «Un giorno mi è venuta un’idea: prova a pregare nel nome di Gesù! L’ho fatto e improvvisamente il mio cuore è stato riempito di una specie di freschezza. In quel momento ho deciso di diventare cristiano e la mia vita ne è stata riempita completamente». Dopo sei anni di ricerca, Mustafà è finalmente arrivato alla meta.

Che cosa fare ora che è diventato cristiano? Dopo aver raccontato alla famiglia della sua conversione, Mustafà viene immediatamente respinto dai suoi cari. Mustafà resta completamente solo e pensa di essere l’unico cristiano in tutto il Paese. Solo un anno dopo, dopo aver scritto nuovamente alla scuola cristiana cui libri erano stati così importanti per la sua conversione, riceve l’invito a partecipare a una festa di Natale in una città vicina. Vi si reca senza perdere tempo e vi incontra altri trenta cristiani marocchini.

Alcuni anni dopo, nel 2000, si trasferisce in un’altra città per frequentarvi un corso. Qui visita una chiesa domestica. L’idea gli piace e, quando tre anni dopo ritorna nella sua città natale, pensa di fondare una chiesa anche lì. Alcuni suoi amici cristiani restano scioccati. «Mi hanno detto che ero pazzo. “Hai intenzione di fondare una chiesa proprio nel cuore dell’islam?”. Ho iniziato con degli incontri a casa mia. Quando il gruppo è cresciuto, il sabato salivamo in cima a una montagna e tornavamo la domenica. Eravamo in diciotto».

Non è facile. Vari gruppi islamici tentano di fermarli, minacciando loro e le loro famiglie.

L’anno scorso Mustafà e altri sette leader cristiani fanno un passo in più: decidono di rendere pubblica la loro fede. La spinta a farlo parte da alcuni commenti filo-cristiani di vari uomini politici e persino del re Mohamed VI. «Il Marocco sta cambiando, vi sono grossi progressi nel campo dei diritti umani. Mohamed VI ha detto di recente di essere il re di tutti i marocchini: cristiani, ebrei e musulmani».

«Si stima che in questo paese vivano 150.000 cristiani, ma noi pensiamo che siano fino a un milione. Non c’è angolo del Paese in cui non vi sia almeno un cristiano. Succede che in una stessa famiglia vi siano più cristiani che non sanno della fede l’uno dell’altro. Il giorno in cui cambieranno le leggi e ci sarà garantita la libertà di religione, tutti verranno alla luce e si scoprirà che siamo davvero in tanti!»

Fonte: Livenet.ch
Foto: http://protestantedigital.com